E’ il sogno di tutti velisti e, a nostro avviso molto più avvincente della Coppa America. Quest’anno, poi, la Volvo Ocean Race è di sicuro l’edizione più appassionante, con ingaggi degni dei migliori match race, con una sola differenza: il campo di regata è formato da tutti gli Oceani. Beh, nonostante le tappe siano di migliaia di miglia, le barche navigano spesso a vista e in molte occasioni bisogna ricorrere alle regole di regate per risolvere incroci
troppo ravvicinati (come nel caso tra Telefonica Blue e Ericsson3). E’ stata pazzesca l’ultima tappa in cui, dopo diverse migliaia di miglia di bolina, la flotta si è ricompattata nello Stretto di Malacca dando vita ad una vera e propria regata costiera stile mediterranea, con sorpassi, colpi di scena a suon di strambate e virate nelle bonaccette locali. Purtroppo in Italia esiste solo la Coppa
( e che palle!) e, ancora purtroppo, neanche una barca italiana partecipa a questa incredibile regata intorno al mondo. Per fortuna un italiano è della partita, uno solo, ma c’è. Si tratta Gabriele Olivo, noto tailer dei circuiti internazionali, che è imbarcato su Telefonica Blue come media man, una figura che è stata introdotta da quest’anno e si occupa di tutto ciò che comunicazione per i media che seguono la regata.
Grazie alla collaborazione di Camillo Zucconi, il nostro velista più presente nelle regate che contano, e grazie alla disponibilità dello stesso Gabriele siamo riusciti a contattarlo in quel di Singapore a due giorni dalla partenza per la quarta tappa che porterà i mitici Vor 70 a Qingdao.
A noi poveri cristiani costretti a seguire su internet da casa le gesta degli eroi come Gabriele & C ci rimane solo il gioco online abbinato alla regata che regala una vera Volvo al vincitore.
Tag:2009, gabriele, ocean, olivo, race, singapore, volvo

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17 Gennaio 2009 at 11:48
Senza Parole!! Veramente bello avere notizie e informazioni (bravo nel porre le domande mai banali, e Olivo esaustivo, un vero piacere ascoltare questa intervista rende davvero! didattica direi. In culo alla balena Olivo.
17 Gennaio 2009 at 12:34
Si vede che sailingsardinia è gestita in modo casereccia, si sentono anche i rumori di cucina. Bravo Antonello.